UN “TI LASCIO” CHE NON E’ PIU’ ACCETTATO
Di Alessandro Tumminieri. “Sono partita, non torno”. Sono questi i messaggi con la quale Mark Samson avrebbe fatto credere a genitori e amici, che Ilaria stava bene. Forse proprio in queste parole che troviamo la confessione del ragazzo 23enne, di origine filippina ma nato a Roma, dell’uccisione di Ilaria Sula. La ragazza 22enne, che studiava statistica alla Sapienza e che stava gettando le basi per il suo futuro, non tornerà più. Nei messaggi mandati dal telefono della ragazza, nell’abbraccio al padre sulle scale della questura, fingendosi preoccupato della scomparsa, nell’aver gettato la valigia con il corpo al suo interno, è qui che troviamo la crudeltà, la freddezza di Mark Samson, un ragazzo di 23 anni che agli occhi di tutti era gentile ed educato ma che alla fine, ha deciso, come successo per Filippo Turetta, di porre alla fine alla vita di una ragazza che semplicemente voleva mettere la parola FINE alla loro relazione.
Sono tanti, in queste
ultime ore, i dubbi che sono sorti alla squadra mobile e alla Procura, riguardo
le modalità dell’omicidio. Non ci si spiega ancora come i genitori, presenti in
casa al momento dell’assassinio, non si siano accorti di nulla. Chi ha fornito
la valigia a Mark per trasportare il corpo di Ilaria Sula, per poi gettarlo,
sulle Campagne dei Monti Prenestini? Come ha fatto Mark a caricare un carico
del genere in macchina, non avendo un fisico poi così tanto robusto? Insomma le
domande a cui i procuratori dovranno darci delle risposte sono tante ed è
chiaro che ci sono tanti puntini di questo caso che devono essere collegati.
Intanto questi giorni,
all’Università la Sapienza ma anche nel quartiere San Lorenzo, sono state fatte
delle manifestazioni in favore di Ilaria, per dire STOP ai femminicidi, per
fermare questo fenomeno alla quale non sembra esserci una soluzione.
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