CRONACA/ BIDEN OUT. KAMALA HARR"IN"
Di Alessandro Tumminieri. 21 Luglio 2024 Joe Biden, attuale presidente degli Stati Uniti, ritira la sua candidatura per la rincorsa al suo secondo mandato da presidente. Le redini del partito democratico vengono così affidate a Kamala Harris, nonché la sua vice durante la sua presidenza. Non mancano i ringraziamenti da parte dei manifestanti che si sono radunati davanti alla casa bianca. “Grazie Joe”.
Dalla Casa Bianca ci vengono date delle assicurazioni
in quanto, non ci sarebbe nessun motivo di salute dietro il ritiro di Joe
Biden. Affermazione questa che si potrebbe tranquillamente confutare viste le
grosse gaffe che hanno caratterizzato gli ultimi mesi del presidente, tra cui
l’aver chiamato il presidente Ucraino Zelensky, Putin, per poi correggersi
subito dopo, o anche chiamando Trump, la sua vice Kamala Harris. Questi sono
evidenti errori che fanno presagire una sicuramente non lucidità da parte di
Joe Biden, visti i suoi 81 anni di età, nel poter proseguire per altri 4 anni
la presidenza degli Stati Uniti.
Arriva subito così, senza perdere neanche un minuto,
l’attacco da parte di Trump dicendo che se “Biden non può candidarsi, non può
neanche più governare”. Il primo passo del Gop (nome con sui si identifica il
Partito Repubblicano, popolarmente chiamato “Grand Old Party”), sarà quello di
invocare il 25° emendamento (in caso di rimozione del Presidente
dalla carica o di sua morte o dimissioni, il detto ufficio sarà affidato al
Vicepresidente. In caso di inabilità del Presidente di assolvere alle proprie
funzioni, quest'ultime dovranno essere affidate al Vicepresidente fino alla cessazione
dello stato di inabilità) per inabilitare quindi Biden. Mossa che potrebbe rivelarsi azzardata,
perché mandare Kamala Harris alla presidenza vorrebbe dire sfidarsi con
l’uscente presidente e come anche vediamo dalle ultime notizie, c’è stato un
boom di donazioni, di circa 46,7 milioni di dollari, nei confronti del partito
democratico. Come anche riportato dalla CNN sono “oltre 500 i deputati dem pronti a sostenere Harris” nella sua
campagna. Di certo quindi Kamala Harris non si farà trovare impreparata nè
tantomeno “impaurita” dagli attacchi e dall’esperienza di Trump.
Anche dall’Europa
arrivano i pensieri di vari paesi, Francia, Germania e Italia con il ministro
degli esteri Tajani che dichiara che a prescindere da chi vincerà “gli USA saranno comunque un interlocutore
privilegiato”. Non mancano però anche parole di dissenso da parte del
Cremlino, in particolare dal portavoce di Putin, Dmitri Peskov, dichiarando che
“al momento, non possiamo in alcun modo valutare la potenziale candidatura
della signora Harris alla carica di presidente degli Stati Uniti” in quanto per
quel che riguarda le relazioni bilaterali non è stato visto nessun contributo.
Aggiunge poi che “ci sono state alcune dichiarazioni piene di retorica
piuttosto ostile nei confronti del nostro Paese”. Possiamo quindi dire che, il
rapporto degli ultimi con la Russia non tanto buoni, con una eventuale vittoria
di Kamala Harris, saranno destinati a continuare se non a peggiorare.
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